Frutta3Frutta nell'alimentazione
In dietetica, nutrizione ed alimentazione, la frutta viene generalmente suddivisa in:
Frutta fresca (associata ai prodotti carnosi, aciduli e zuccherini delle piante)
Frutta secca (frutti secchi come la nocciola, alcune drupe della frutta carnosa come la noce ecc.)
Frutta conservata
NB. Di seguito saranno prese in esame la frutta fresca e la frutta secca, mentre per la descrizione della frutta conservata si rimanda all'articolo inerente la stagionalità ed i metodi di conservazione della frutta.


Frutta fresca
Secondo la classificazione della SINU (Società Italiana Nutrizione Umana), la frutta fresca è un insieme di prodotti riunificabili nel VI e VII gruppo degli alimenti:

  • VI) ortaggi e frutta di colore giallo o verde, fonti di vitamina A, 
  • VII) ortaggi e frutta ricchi di vitamina C.

In realtà, la frutta fresca si caratterizza per molti altri aspetti nutrizionali e le suddette vitamine costituiscono solo una frazione dell'importante apporto nutrizionale della frutta. La frutta fresca, se consumata in porzioni idonee (400-800 g/die) ed opportunamente contestualizzata in base alla composizione del regime alimentare (per evitare di eccedere con gli zuccheri semplici), rappresenta un pilastro portante dell'alimentazione umana. La frutta fresca apporta innanzitutto grosse quantità d'acqua, facilitando il mantenimento dell'idratazione anche nei soggetti che trascurano o non avvertono lo stimolo della sete. L'idratazione è un aspetto fondamentale al mantenimento omeostatico generale dell'organismo e previene efficacemente alcune condizioni potenzialmente nocive come l'affaticamento renale e l'acidosi metabolica. Dal punto di vista energetico, la frutta fresca apporta un quantitativo di calorie piuttosto eterogeneo, sia in base alla specie botanica che in merito alla stagionalità del frutto. Spazia dalle 16kcal/100g dell'anguria alle 72kcal/100 g dei mandarini, per lo più fornite dal fruttosio. Ovviamente, esistono anche frutti freschi particolarmente calorici con una composizione nutrizionale che si discosta dalla media; è il caso del cocco (364 kcal/100g e 35g di lipidi), dell'avocado (231 kcal/100g e 23g di lipidi), delle castagne (165 kcal e 25,3g di amido) ecc. 

La quantità di lipidi (salvo eccezioni) è ridotta ma prevalentemente composta da lipidi insaturi e polinsaturi (anche essenziali), mentre quella proteica risulta di basso valore biologico e quantitativamente irrilevante. Al contrario, degno di nota è l'elevato apporto in fibra alimentare solubile. Essa, costituita prevalentemente da polimeri solubili in acqua, contribuisce notevolmente al raggiungimento della quota minima giornaliera (30g/die) utile al mantenimento dell'integrità intestinale e, in quanto prebiotica, al trofismo della naturale flora batterica colica. Il contenuto vitaminico è eccellente; come già esposto, vitamina C (ac. ascorbico) e vitamina A (in β-carotene) la fanno da padrone, ma si osservano anche buone quantità di tocoferoli (vit E) e modeste quantità di tiamina, riboflavina, niacina, acido folico e vitamina K.
Per quel che concerne il quadro salino, ricordiamo (anche ai sostenitori di recenti "teorie" nutrizionali) che la frutta fresca è, assieme agli ortaggi ed ai cereali integrali, il gruppo di alimenti che contribuisce maggiormente all'apporto di ioni alcalini ed in particolare di magnesio (Mg). Non mancano anche potassio (K), zinco (Zn), selenio (Se) e rame (Cu). Una parola in più dev'essere spesa per illustrare il potenziale antiossidante della frutta fresca; sappiamo che a livello cellulare queste molecole rappresentano un vero e proprio scudo contro lo stress ossidativo, quindi contro l'invecchiamento, la cancerogenesi e l'aterogenesi. Tra gli antiossidanti più abbondanti della frutta ricordiamo la vitamina C, la vitamina A, la vitamina E, il selenio, lo zinco, le sostanze fenoliche (resveratrolo ma non solo!), i fitoestrogeni (isoflavoni) ecc.

La frutta ingrassa?
Dovrebbe essere fatta una distinzione ben marcata tra il ruolo nutrizionale della frutta fresca e quello della frutta secca... ma in ogni caso, c'è sempre bisogno di un consumo adeguato.!!...
Ragionando sulla composizione chimica della frutta fresca, risulta lampante che si tratta dell'unica vera categoria di alimenti naturalmente DOLCI. I lettori penseranno:
"Appunto! Visto che contiene zucchero (fruttosio), consumare frutta dovrebbe contribuire ad alzare l'apporto calorico della dieta"
"Il consumo di frutta deve essere contestualizzato e gestito nella maniera soggettivamente più idonea... ovvero:

La frutta apporta glucidi semplici proprio come qualsiasi prodotto alimentare dell'industria dolciaria, ma chi si sentirebbe di paragonare un'arancia ad una brioches? Dal mio punto di vista, consumare frutta in sostituzione agli alimenti dolci rappresenta uno dei principi cardine della CORREZIONE dietetica contemporanea, nonché un principio cardine della VERA dieta mediterranea. Molti alimenti dolci (quindi addizionati in saccarosio) nascono (come leggerete nell'articolo Stagionalità e conservazione della frutta) in veste di cibi conservati (vedi marmellate, confetture, frutta sciroppata, frutta candita, frutta disidratata ecc), pertanto, DOVREBBERO essere consumati solo in quelle poche settimane nelle quali NON si ha a disposizione la frutta fresca di stagione (pieno inverno per intenderci). Purtroppo non è così! Gli alimenti dolci sono a disposizione dei consumatori per tutto l'anno ed hanno quasi soppiantato il consumo di frutta fresca; d'altro canto, sostituire gli alimenti dolci con la frutta fresca consentirebbe di:

  • Aumentare l'idratazione
  • Aumentare l'apporto di minerali
  • Aumentare l'apporto di vitamine
  • Aumentare l'apporto di antiossidanti
  • Aumentare l'apporto di fibra alimentare solubile (!!!)
  • Diminuire almeno del 500% l'introito degli zuccheri semplici
  • Diminuire l'apporto calorico complessivo
  • Moderare la risposta insulinica
  • Favorire la sazietà

Con questo non si intende convincere i lettori ad abolire tutti gli alimenti dolci... ma semplicemente ricordare che sostituendone gran parte con la frutta si potrebbe incrementare notevolmente la qualità del proprio regime alimentare.

 

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Normalmente non facciamo caso a quanti grassi mangiamo ogni giorno a causa del modo errato in cui cuciniamo i cibi. Eppure basterebbe fare solo un po' di attenzione al modo di cucinare alcuni piatti e, come per magia, anche un alimento che pensavamo fosse vietato potrebbe trasformarsi in un cibo sano, in grado di garantirci una vita più salutare.

Dottoressa Teresa ESPOSITO

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