La sindrome metabolica (detta anche sindrome da insulino Resistenza), è una combinazione molto pericolosa di diversi fattori che vengono definiti di rischio cardiovascolare.

Questi fattori, se correlati tra loro e in presenza di valori ematochimici presenti nel sangue, anche solo leggermente fuori dal range di normalità, possono dare inizio ad una situazione ad alto rischio di infarto oppure ictus.

Purtroppo la sindrome metabolica viene ormai definita anche come fattore predisponente la formazione di diversi tumori: della mammella, della prostata, dell’ovaio, del pancreas, del fegato, del rene e persino del cervello.

È molto semplice riuscire a fare diagnosi di sindrome metabolica in quanto questa si basa su alcuni parametri facilmente reperibili come:

la circonferenza vita,

la pressione arteriosa,

il colesterolo HDL,

la trigliceridemia,

e la glicemia.

Per fare diagnosi, è necessaria la coesistenza di solo tre fattori di rischio tra questi elencati… anche se questi sono già trattati farmacologicamente.

Un importante studio pubblicato su JAMA Neurology mostra come un gruppo di adulti cognitivamente normali di età al di sopra dei 55 anni, con tre dei fattori di rischio di cui abbiamo parlato prima, hanno maggiori probabilità di altri, di sviluppare un deterioramento cognitivo o una demenza nell’arco di 6 anni. Negli ultimi tempi si sta cominciando a parlare di “cervello obeso”,  in quanto, dal punto di vista anatomico, negli individui obesi rispetto alle loro controparti di peso normale, sono state rilevate differenze nella sostanza grigia e bianca di cui è composto il cervello. In particolare, per la sostanza grigia, è stato dimostrato che è ridotta nelle regioni del cervello: come l’ippocampo (importante ruolo nella formazione delle memorie esplicite dichiarative e semantiche, nella trasformazione della memoria a breve termine in memoria a lungo termine e nella navigazione spaziale), come la corteccia prefrontale (implicata nella pianificazione dei comportamenti cognitivi complessi, nelle espressione della personalità, nella presa delle decisioni e nella moderazione della Condotta sociale) e altre regioni subcorticali.

Quindi l’obesità e la sindrome metabolica sono strettamente collegate al deterioramento della funzione cognitiva.

Il declino cognitivo, la demenza e altri disturbi cerebrali, come l’ansia e la depressione con meccanismi che includono anche uno stress ossidativo, hanno alla base l’infiammazione ed un metabolismo dei grassi non conforme alla normalità. È importante curare la sindrome metabolica in breve tempo, se già ci si riconosce in tre dei diversi fattori di rischio elencati, oppure, cosa ancora più giusta, arebbe prevenirla.

Prevenzione significa: mantenimento del peso forma, attività fisica e dieta bilanciata.

Questa è la miglior terapia della sindrome metabolica. Per contrastarla, è necessario associare uno stile di vita attivo e una buona dieta equilibrata suggerita da un medico specialista in dietologia, che possa non solo seguire il paziente per la problematica patologica ma anche indicare le giuste quantità e qualità di cibi giornalieri. Inoltre, la quantità di moto raccomandata è pari a 30 minuti al giorno di esercizio aerobico di moderata intensità fosse anche questa una corsa di “picciol moto”,  un nuoto anche di dorso oppure un po’ di cyclette nel mentre ci si gode un bel film.

Pubblicato su Il Mediano

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Normalmente non facciamo caso a quanti grassi mangiamo ogni giorno a causa del modo errato in cui cuciniamo i cibi. Eppure basterebbe fare solo un po' di attenzione al modo di cucinare alcuni piatti e, come per magia, anche un alimento che pensavamo fosse vietato potrebbe trasformarsi in un cibo sano, in grado di garantirci una vita più salutare.

Dottoressa Teresa ESPOSITO

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