In questo momento pandemico la lattoferrina è divenuta un vero e proprio riferimento antivirale. Recenti studi clinici ne hanno dimostrato l’efficacia antivirale ed antibatterica. I risultati della ricerca ad oggi possono essere consultabili sul sito dell’AIFA e su quello del Dipartimento di Epidemiologia del SSR del Lazio, che aggiorna costantemente una revisione sistematica comparativa dei trattamenti sperimentati a livello internazionale.

Ma che cos’è la lattoferrina?  La lattoferrina è una glicoproteina con grandi caratteristiche immunomodulanti e di difesa contro gli agenti esterni. Questa molecola supporta le nostre naturali difese grazie ad attività antimicrobiche contro parassiti, funghi e virus. Il suo meccanismo d’azione consiste nell’inibire il legame dei virus alle cellule bersaglio, nel sequestrare il ferro agli agenti patogeni  rendendoli incapaci di proliferare. Si ritrova maggiormente nelle proteine del latte ed è massima nel latte materno. La si può utilizzare anche  in associazione ad altri fitoestratti per la  prevenzione e per il trattamento di malattie da raffreddamento e altri tipi di infezioni. In particolare, L’attività antimicrobica della lattoferrina è dovuta alla sua capacità di legare il ferro ( da questo deriva il suo nome)  e sottrarlo ai batteri, che lo utilizzano invece per la loro moltiplicazione e adesione alla mucosa intestinale.

Durante le terapie antibiotiche, per esempio, può rendersi utile per indebolire i batteri contro l’azione dei farmaci e, assieme ai probiotici, aumentare la crescita di ceppi batterici intestinali benefici (Lactobacillus o Bifidobacterium) che dipendono meno dalla disponibilità di ferro. È così dunque che rafforza le difese immunitarie, garantendo anche l’eterogeneità del macrobiota intestinale. La  sua efficacia, ultimamente dimostrata, è quella di alterare  la membrana dei parassiti e indebolire il legame con l’ospite. Come nel caso dei virus. Ma la sua efficacia può essere notevolmente potenziata da alleati : i BETAGLUCANI.

I betaglucani sono polisaccaridi naturali (componenti della frazione di fibre alimentari) con una ottima capacità immunomodulante: riescono a potenziare le nostre difese, attraverso l’attivazione dei fagociti, cellule immunitarie addette all’eliminazione di agenti esterni e potenzialmente patogeni come virus, funghi, batteri e parassiti. Posseggono una notevole attività immunomodulante, che  può essere sfruttata sia per la prevenzione che per il trattamento in acuto dell’infezione e dell’infiammazione. A supporto è utile consumare alimenti ricchi di questi composti quali ad esempio i funghi.

Lattoferrina e covid: che rapporto c’è?  

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità non esistono ancora vaccini o farmaci specifici che possano sconfiggere la malattia da Coronavirus, ma sono tanti gli studi clinici che cercano di migliorare le possibilità di guarigione dei pazienti e aumentare le probabilità di sopravvivenza per quelli a rischio. Quel che si può fare, tuttavia, è agire in via PREVENTIVA e aumentare le nostre difese immunitarie, in modo da proteggere principalmente le nostre vie respiratorie. La lattoferrina cosi come i betaglucani possono venirci incontro. È importante sottolineare la parola PREVENZIONE  e aggiungere che non si tratta della CURA al COVID 19. I trial clinico effettuato, al Policlinico Tor Vergata di Roma, e pubblicato sull’”International Journal of Molecular Sciences” ,  ha  dimostrato per  la prima volta l’efficacia della lattoferrina nel favorire, senza effetti avversi, la scomparsa dei sintomi tipici di positivi sintomatici al Covid-19, con la conseguente negativizzazione del tampone già dopo 12 giorni dal trattamento. I ricercatori hanno somministrato una formulazione liposomiale con lattoferrina, per via orale e intranasale a pazienti paucisintomatici e asintomatici. Ma c’è  d’altra parte  da aggiungere che in tanti  che non hanno preso parte a questa sperimentazione,  positivi al tampone, asintomatici o pauciasintomatici, anche senza l’utilizzo della lattoferrina, sono rimasti tali, senza alcuna evoluzione in negativo, della patologia. Questo ci deve far riflettere sul fatto che, purtroppo,  non  esiste un approccio terapeutico unico in questa patologia: dipende dalle fasi, dalla gravità della malattia ma soprattutto dell’individuo e dalla sua capacità individuale immunitaria. Molti pazienti  hanno cominciato con una fase pauciasintomatici durata anche 6 giorni  per poi, improvvisamente, aggravarsi. È un virus silenzioso e subdolo, imprevedibile e pericoloso. Va benissimo assumere tutto ciò che può portare un beneficio  ma senza osannare . Inoltre,  nella fase domiciliare di questa malattia, COVID 19 POSITIVI, con tanti, pochi o nessun sintomo,  la cosa migliore da fare è la vigile attesa: non assumere farmaci, se non dettati dal medico dal medico di base e/O dalla Sorveglianza Sanitaria. Riferire e  trattare  i sintomi febbrili (se la temperatura supera i 37.6°/37.8)” e controllare la saturazione con un semplice saturimetro che potete acquistare in farmacia. Se questi parametri dovessero alterarsi, mettersi in contatto con il proprio medico o utilizzare i numeri della Sorveglianza Sanitaria che ogni Regione ha messo a disposizione del singolo cittadino. La medicina deve quanto prima  divenire medicina individuale! L’effetto EPIGENETICO dell’ambiente su ciascun individuo determina una DIVERSA RISPOSTA alle malattie e agli stessi farmaci. Non si può continuare a pensare di fare terapia “di massa”. I protocolli DEVONO ESSERE SEGUITI, ma devono anche necessariamente essere adattati a ciascun paziente in maniera individuale.

Pubblicato su Il Mediano

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